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Dal Campo di Segni al Monte Lupone

Sulla vetta del Monte Lupone

L’ordinanza regionale in tempi di Covid-19 ci ha costretto a limitare i nostri spostamenti all’interno della città metropolitana di Roma e mia sorella ed io abbiamo deciso di avventurarci sul Monte Lupone, la terza vetta dei Lepini. Qualche tempo fa mi ero avventurato con mia madre sul Semprevisa (1536 metri), la cima più alta, e mi ero promesso di esplorare la vetta più alta della parte settentrionale della catena.

Negli ultimi anni ho iniziato ad esplorare quella catena montuosa che accompagna lo sguardo quando si viaggia verso il litorale sud del Lazio. Una catena montuosa che appare imponente, un baluardo aspro e selvaggio, che si innalza sopra la Piana Pontina e la separa dalla Valle del Sacco. Essa purtroppo non fa parte di alcuna area protetta, fatta eccezione per alcuni SIC e ZPS della Rete Natura 2000, ed è una regione poco conosciuta, nonostante la vicinanza a Roma, le ricche testimonianze storiche (Bassiano, Sermoneta, Ninfa, Norma, Cori, per citarne alcuni) e le straordinarie caratteristiche naturalistiche e geologiche. 

Il carsismo ha scolpito i rilievi calcarei dei Monti Lepini (che cominciarono ad emergere circa 25 milioni di anni fa) e i faggi li hanno ammantati, aggredendo la nuda roccia bianca con le radici e queste montagne offrono al visitatore grandi silenzi, il ricordo di una civiltà contadina ormai svanito altrove e ampie vedute emozionanti. 

Per arrivare al punto di partenza imbocchiamo il percorso dissestato che si trova a metà strada tra i comuni di Segni e di Rocca Massima e che, dopo alcuni chilometri, porta al Campo di Segni (830 metri s.l.m.). Parcheggiata la macchina, ci troviamo davanti ad un vasto pianoro carsico popolato di mucche e pecore allo stato semibrado che si raccolgono intorno a delle pozze e degli abbeveratoi artificiali e naturali.

Campo di Segni seen from the trail

Attraversiamo il pianoro seguendo più o meno il sentiero LH4 (Selena Palma) tra le madri che richiamano i vitelli e arrivati presso l’area picnic in fondo alla valle svoltiamo a destra nel bosco. Dopo alcune centinaia di metri sullo stesso sentiero, un cartello escursionistico indica la “direttissima” per il Monte Lupone. 

In the beech forest

Gli aceri, i cerri e carpini al margine dei pascoli lasciano spazio a nodosi faggi che popolano il fitto bosco con le loro sagome fiabesche e il sentiero sale ripidamente all’interno della faggeta del Serrone Lungo; l’aria diventa improvvisamente fresca ed umida. Il sentiero si snoda tra tronchi caduti e consumati dai funghi saprofiti, silenzi, raggi soffusi e versi distanti di cuculi, scriccioli e fiorracini fino a raggiungere i 1300 metri dove si piega poi a sinistra, seguendo uno stretto sentiero in saliscendi tra i faggi. Qui crescono, nell’ombra proiettata dai rami contorti dei faggi, tappeti di anemone apennina, allium pendulinum e scilla bifolia. Istintivamente accarezzo la nuda corteccia grigia e mi soffermo ad inebriarmi di sensazioni: siamo viandanti, prigionieri per nostra volontà in un fitto labirinto dove la realtà e la fantasia si confondono. 

A poche centinaia di metri dalla vetta, si apre lo scenario che rende unici i Lepini: all’orizzonte appare il mar Tirreno e la costa laziale, e lentamente emergono le sagome del Circeo, di tutte e cinque le isole Pontine e di Ischia nella distanza. 

Dalla vetta lo sguardo spazia su tante catene appenniniche e sui borghi circostanti, legati indissolubilmente a queste montagne. 

Panorama sul Mar Tirreno e le Isole Pontine

Il Monte Lupone è aspro e spoglio ma tra le rocce di calcare taglienti cresce una varietà di flora primaverile che ci emoziona per la struggente bellezza e delicatezza: la Poligala maggiore, i graziosi Nontiscordardimé (Myosotis), l’orchidea gialla (Orchis pauciflora), la Valeriana tuberosa, la globularia ma sopratutto lo sferracavallo (Hippocrepis comosa L.) con i suoi graziosi fiori gialli. E questa è solo una minima parte della ricchissima biodiversità vegetale dei Monti Lepini che possono vantare oltre 1300 specie vegetali (un terzo dell’intera regione Lazio!). 

Lasciamo il nostro ricordo nel libro di vetta, custodito in una scatola alla base del crocifisso (abbellito dalla citazione di Walter Bonatti: “Chi più in alto sale, più lontano vede. Chi più lontano vede, più a lungo sogna”) e scendendo dal sentiero prossimo al rifugio di pietre, notiamo la testimonianza della religiosità delle comunità dei Lepini: una dedica alla vergine, una campana attaccata all’aspra roccia e alcune figure di devozione. Poco più avanti, un cavallo schivo strappa rami di faggio: è di taglia piccola e vive allo stato brado, al margine delle faggete e sulle praterie di alta quota. 

Ma nei boschi percepiamo la presenza di animali ai nostri occhi invisibili: i Lepini sono popolati da volpi, istrici, cinghiali, donnole ma anche da lupi! Eppure sono i canti degli uccelli e i richiami dei rapaci che invece di popolare il nostro immaginario, accompagnano i nostri sensi. 

Dentro la faggeta

Proseguiamo dritti per il sentiero lungo il crinale, lasciando sulla destra la “direttissima” che abbiamo percorso al mattino, per raggiungere il Monte Puzzo e percorrere rapidamente, tra le ginestre in fiore, il sentiero che ci accompagna fino al Campo di Segni. Scegliamo di completare l’anello, girando a sinistra e seguendo poi la strada sterrata tra i greggi di pecore per ritornare alla macchina. 

  • Posizione: Campo di Segni (tra Segni e Rocca Massima). Si prende la Via del Campo, 2.5 km da Segni e la si percorre per circa 4 km (la strada è in cattive condizioni)
  • I sentieri sono marcati. Inizialmente si percorre il sentiero LH4 per poi prendere la "Direttissima"
  • Sul percorso non c'è acqua potabile. Indossare scarponcini comodi. Può essere ventoso sul Monte Lupone.
  • Circa 10 km
  • 500 metri di dislivello in salita
  • 3-4 ore

FOLLOW ME ON MORE ADVENTURES ACROSS LAZIO!

  • Breve escursione in Kayak davanti a Torre Flavia e all'area protetta. 
Short kayaking excursion in Ladispoli by Torre Flavia and the protected wetland.
  • Partito stamattina da Vallepietra, ammirata poi dalle Vedute 1000 metri sopra! 
My hike began in Vallepietra this morning. Here I am pointing at the village 1000 metres higher up from the Vedute!
  • Quattro nuove orchidee oggi sui Monti Simbruini!

Spotted four new orchids on the Month Simbruini today! 
Orchis simia, Neotinea tridentata, Dactylorhiza sambucina, Orchis mascula. 
What orchids have you spotted? Quali orchidee avete visto?
  • Dove mi trovo? Can you guess where I might be today?
  • A corto di idee durante la Fase 2? Siete residenti nella città metropolitana e non sapete dove svolgere attività motoria e godere un po' della natura che ci circonda? Stasera vi porto sul Monte Lupone, una delle vette dei poco conosciuti Monti Lepini. 
Thinking of where you can hike within Rome's metropolitan region during the lockdown? In this evening's post I'll take you on a virtual hike up Monte Lupone, the third highest peak of the Lepini Mountains!
  • Oggi siamo qui! Alla presentazione del #librofotografico di @liberomiddei #Latiumvetus a Palazzo Ruspoli, #Nemi
  • A spasso nella fitta vegetazione e paesaggi rupestri della Selva di Malano, a nord di Soriano. Gli Etruschi o i loro precedessori trasformarono questi massi vulcanici in altari sacrificali e luoghi rituali.
  • Dal piccolo borgo di San Vittorino raccolto intorno al piccolo Castello Barberini, un sentiero non segnato raggiunge le suggestive cascate di San Vittorino tra resti di acquedotti romani ed un antico mulino. 
The waterfalls of San Vittorino are beautifully located at the end of an unmarked trail from the small village of San Vittorino. As you walk this short trail you will pass by the ruins of an old mill and remains of Roman aqueducts.
  • Presso il chilometro 28-29 della Polense, tra San Vittorino e Poli, un cancello sulla destra apre su un sentiero che porta nella Valle dell'Acqua Rossa. All'improvviso, sulla sinistra, la valle è chiusa dalle arcate massicce del Ponte Lupo, imponente opera ingegneristica Romana alta 30m e lunga 100m, che permetteva alle acque dell'Aqua Marcia di superare le profonde forre della zona. Il luogo è tra i più belli di tutto il Lazio!

The massive arcades of Ponte Lupo, a marvel of Roman engineering, connects the steep flanks of the Valle dell'Acqua Rossa. It is part of the Aqua Marcia aqueduct and it can be reached on foot on a trail along the Via Polense (after San Vittorino).
  • Il Lazio è terra di palazzi e magnifiche residenze rinascimentali ma spesso dimentichiamo i nostri tesori nei piccoli paesi. Ieri sono andato ad esplorare Oriolo Romano e dintorni, con la faggeta del Monte Raschio e la vecchia mola, e ho esplorato in solitudine le magnifiche sale del palazzo Altieri, del tardo 500, e restaurato nel 600, affrescate con vicende classiche, bibliche e splendidi paesaggi della campagna romana, ma soprattutto la galleria dei papi con i ritratti dei pontefici. Un luogo che merita sicuramente di essere conosciuto e visitato!

An extraordinary gem in the small town of Oriolo Romano, surrounded by forests, such as the UNESCO beech forest of Monte Raschio: Palazzo Altieri, a late 16th century residence with magnificent frescoed halls and a gallery of papal portraits!

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