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“A beleza das ruínas? O não servirem já para nada.A doçura do passado? O recordá-lo, porque recordá-lo é torná-lo presente, e ele nem o é, nem o pode ser — o absurdo, meu amor, o absurdo.” F. Pessoa

Proviamo un magnetismo naturale per le rovine, questi luoghi dalle identità velate che si ergono nei paesaggi del nostro immaginario e che ci ricordano degli strati della storia che si sovrappongono come humus delle vicende umane.

Queste riflessioni mi accompagnano mentre contemplo le ultime luci del pomeriggio che accarezzano le antiche pietre dell’abbazia di Santa Maria del Piano, un luogo sorprendente e nascosto nel parco dei Monti Lucretili, una delle mie aree protette preferite.

Santa Maria del Piano, la navata interna

Sono arrivato qui percorrendo una mulattiera, il sentiero 315 che in un anello di 2 ore raggiunge l’abbazia diroccata dallo splendido borgo di Orvinio, e tra gli alberi vedo svettare il campanile romanico. E’ emozionante giungere qui in completa solitudine, come fosse un pellegrinaggio.

Dinanzi mi ritrovo il profilo silenzioso dell’abbazia; oggetto di restauri recenti che non hanno però contribuito ad una vera valorizzazione del sito. Alcune foto d’epoca dimostrano anche quanto il sito negli ultimi decenni sia stato oggetto di furti ed atti vandalici: ad esempio, lo splendido rosone cosmatesco è sparito oramai da quarant’anni.

Storiche S. M. del Piano

Ma veniamo alla storia del sito: la leggenda racconta che l’abbazia venne fondata da un devoto Carlo Magno nel nono secolo, all’indomani di una vittoria contro i saraceni nella vicina Pozzaglia Sabina. Origini gloriose! Purtroppo non vi sono prove che possano datare la struttura prima dell’11mo secolo, quando essa compare nel registro della vicina abbazia di Farfa, mentre una bella iscrizione del 1219, ancora visibile sulla facciata indica dei probabili restauri da parte del presbitero Bartolomeo.

Documenti dei secoli successivi indicano l’importanza crescente del sito, che avrebbe rafforzato il controllo sul territorio da parte dei Benedettini ed il declino, lento ed inesorabile, si protrae invece dal 1500 fino ai primi del 1800 quando per via di Napoleone, l’ordine dovette abbandonare l’abbazia.

Da quel momento in poi, il decadimento strutturale, causato dagli elementi e dagli usi poco ortodossi della struttura (adibita, ad esempio, dal 1850 in poi a cimitero per i malati di colera) hanno portato al completo decadimento dell’Abbazia di Santa Maria del Piano.

Nel tempo sono stati rubati moltissimi elementi architettonici di grande pregio – ho letto ad esempio di una scena di caccia di stile longobardo – mentre sono ancora visibili numerosi spolia, ovvero elementi pagani (forse provenienti da un tempio?) integrati nella struttura.

Lo splendido campanile alto venti metri, di stile romanico, e con una bellissima sequenza di monofore, bifore e trifore, presenta alcune iscrizioni romane come quella della foto (CAESI), mentre sulla facciata sono visibili capitelli ionici.

Della struttura originale rimangono solo i resti del convento (al quale era collegato il campanile), mentre la chiesa a pianta di croce commissa (con il transetto che si trova sopra la navata) e doppio abside non ha più il tetto originale.

Noto sulla facciata, vicino la finestra immediatamente posta sotto al rosone, la splendida figura animale orfana di un bestiario saccheggiato.

Oggi il paesaggio religioso dei Lucretili si può solo ricostruire con l’immaginazione: il paesaggio boschivo e rurale doveva essere abitato da numerose comunità di contadini ed eremiti, come testimoniano i numerosi eremi abbandonati che un giorno visiterò, eppure il contesto dell’abbazia ci permette di fare un piccolo viaggio nel tempo.

 


Il prezzo di queste suggestioni però è la conservazione del sito. Ho cercato su internet quali iniziative, oltre al restauro apparantemente recente, siano state fatte a favore dell’abbazia ma ho trovato ben poco oltre ad una candidatura ai Luoghi del Cuore del FAI. Il luogo è chiaramente caro agli abitanti di Orvinio e di Pozzaglia (ed è stato anche oggetto di aspre contese) ma è evidente che un’iniziativa per tutelare seriamente questo sito debba venire da altrove.

La facciata dell’Abbazia

Dove?
Orvinio – splendido borgo raggiungibile dalla Salaria o dall’autostrada A24 (uscita Vicovaro, seguire le indicazioni per Licenza – Percile – Orvinio). Il sentiero 315 in circa due ore permette di raggiungere l’abbazia dall’abitato.

Attenzione:
Il sito è circondato da una recinzione, aperta in alcuni punti. Non vi sono cartelli di divieto di accesso, né telecamere di sicurezza. Qualora decidiate di entrare, abbiate rispetto del sito ma sopratutto, fate attenzione! Si tratta in ogni caso di una rovina ed è potenzialmente pericolante.

Qualora utilizziate Google Maps per raggiungere il sito, molto probabilmente vi farà uscire poco dopo Orvinio sulla strada per Pozzaglia. Questa stradina, che diviene subito bianca, porta alla “Vaccheria”, una proprietà privata. I proprietari sono molto gentili e mi hanno permesso di parcheggiare ma in ogni caso bisogna camminare circa 1.5 km per raggiungere l’abbazia e credo sia preferibile utilizzare il sentiero esistente.

L’interno del campanile

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