Da lontano avevo spesso osservato le vette sorelle del Monte Navegna e del Monte Cervia, inserite tra i due laghi artificiali del Turano e del Salto (dei quali parlerò in un altro articolo).

Sono esse le vette più alte ed imponenti che caratterizzano la Riserva Naturale del Monte Navegna e del Monte Cervia, forse una delle aree protette meno conosciute della nostra regione e mi era stato riferito molte volte di come la vista dal Monte Navegna fosse tra le più belle dell’Appennino Centrale.

La Riserva Naturale, istituita nel 1988, protegge circa 3500 ettari della catena montuosa dei Monti Carseolani ed è particolarmente interessante perché, nonostante il paesaggio sia storicamente stato caratterizzato dalla mano dell’uomo, è ancora poco antropizzato ed è caratterizzato da una rigogliosa vegetazione tipica dell’Appennino come le faggete al di sopra dei 1000 metri, e le cerrete al di sotto ed ospita una discreta biodiversità, con la presenza occasionale del lupo ma sopratutto di molti rapaci.

Così, un mercoledì mattina, ho deciso di rendere visita a questa riserva che conoscevo molto poco, dove avevo solo percorso il sentiero da Castel di Tora alle Cascate delle Vallocchie e dove ero stato, molti anni prima, con un gruppo scolastico a Varco Sabino per provare il wakeboard sul Lago del Salto.

La vista del Turano da Ascrea

Il sole del mattino mi aveva convinto a recarmi ad Ascrea, da dove partono due dei sentieri per la vetta del Monte Navegna, un viaggio di circa 1h15 da Roma se si sceglie l’autostrada.

Ascrea è un villaggio in forte spopolamento, dove la popolazione stabile si attesta, secondo le stime, sui 250 abitanti ed è disposto in maniera spettacolare, come il paese contiguo, Paganico Sabino, su di uno sperone roccioso. Non è certamente un paese antichissimo e si crede sia stato fondato solo nel XIV secolo. Sono infatti assenti monumenti significativi, fatta eccezione per la chiesa di San Nicola di Bari addossata alla montagna.

Curiosa, però, la vicenda storica dei feudatari Mareri, che controllarono il borgo tra il 1400 ed il 1500, e ne fecero, secondo le cronache un rifugio per banditi e briganti, a tal punto che Pio V dovette intervenire per mettere fine al clima di insicurezza generato dalla presenza di questi “rifugiati.”

Il Sirente Velino da Mirandella

La vista dal paese è unica poiché permette di osservare la lunghezza del Lago del Turano e l’altura dominata dal borgo abbandonato di Antuni, prossimamente su Latium Mirabile!

I sentieri che conducono al Monte Navegna da Ascrea sono il 333 ed il 334 mentre alle spalle del paese una strada asfaltata attraversa la Gola dell’Obito, un profondo canyon che separa le due vette del parco e teatro di una leggenda locale: durante le scorribande saracene, gli abitanti dei paesi della zona uccisero un gran numero di invasori facendo cadere su di essi grandi massi mentre questi ultimi attraversavano l’orrido – si dice che da allora, le loro voci eccheggino nell’orrido.

Così, dopo aver parcheggiato all’inizio del paese, incrociando lo sguardo solo di una signora anziana e tanti gatti, mi sono incamminato lungo il sentiero 334, quello che porta prima ai ruderi di Mirandola e, secondo le mie guide, il più impegnativo.

Tra i ruderi di Mirandella

Il sentiero è suggestivo ma molto ripido; una volta lasciato il paese ci si arrampica su uno stretto percorso che costeggia l’orrido e permette di ammirarne la profondità. La vegetazione è bassa ed è qui che incrocio un esemplare di fauna locale: un cinghiale di grossa taglia, accorgendosi della mia presenza, fugge rumorosamente nel bosco.

Dopo circa due chilometri si raggiunge un’altura dove un cartello indica le rovine di Mirandella.

Ruderi di Mirandella (Ascrea)

Tra gli alberi si ergono ruderi e muri di pietra di un paese abbandonato forse sette secoli fa, che poteva vantare una posizione strategica rispetto alla valle sottostante. Le notizie riguardo all’insediamento sono poche ma incamminandosi tra i ruderi e risalendo i ripidi sentieri che portano in cima all’altura, si può immaginare che fosse un piccolo centro fortificato. Uno dei ruderi, per la forma e le dimensioni, viene identificato come la chiesa del villaggio.

Da qui mi incammino in una pineta piantumata recentemente che mi nega questo piacevole sole dicembrino fino a raggiungere, attraverso una bella faggeta e tratti di carpini neri e roverelle, la Fonte le Forche (1140 metri – area picnic) dove, intorno al fontanile, si sono riuniti cavalli, mucche ed anche un simpatico asino che vorrebbe che rimanessi molto più a lungo.

Fonte Le Forche

Da qui il sentiero continua lungo la sinistra, oltrepassando il fontanile e i due rifugi dei pastori, per risalire fino al Colle Nogaro da dove la vista verso il lago è straordinaria. Scende brevemente tra i faggi per poi risalire in maniera ripida accanto ad una recinzione che sale quasi fino alla cima del Monte Navegna. Il sentiero in questo tratto è abbastanza ripido e faticoso ma oltrepassata la recinzione la croce della vette diventa ben visibile (1508 metri).

Il premio per l’escursionista, dopo quest’escursione di circa sei chilometri, è un panorama a 360° che permette di osservare il Monte Soratte, i Monti Cimini, i Monti Sabini, i Monti Reatini e la vetta del Terminillo, il Gran Sasso innevato, il massiccio del Sirente-Velino, i monti del Parco d’Abruzzo, il Monte Cervia, i Monti Simbruini ed infine i Monti Lucretili.

Senza dimenticare poi, la visuale più straordinaria: trovarsi così sospesi tra i due grandi bacini artificiali della provincia reatina: il lago del Turano da un lato ed il lago del Salto dall’altra.

Il Lago del Salto e il Gran Sasso dal Monte Navegna

Difficilmente lascio la vetta rapidamente ma mi dilungo ad osservare, a memorizzare un luogo e così solo dopo una ventina di minuti riprendo il sentiero, fermandomi brevemente ad un commovemente tributo ad un’escursionista morto qualche anno prima.

Il sentiero è identico fino alla fonte e spero di ritrovare il mio amico asinino ma non lo vedo tra i cavalli e le mucche che circondano il fontanile e prendo il sentiero 333 che attraversa un fosso e scendendo tra i boschi ombrosi e umidi di questo versante celato al sole del pomeriggio, rientro dopo poco più di trenta minuti ad Ascrea.

Una giornata passata in solitudine e riflessione tra i boschi della riserva e che mi ha lasciato delle grandi emozioni e ricordi. Consiglio a tutti di avventurarsi per questi sentieri forse ancora poco conosciuti.

Distanza: 12 km

Durata: 3-4 ore (escursionisti in forma)

Dislivello: dai 757 metri di Ascrea ai 1508 metri del Monte Navegna (circa 1000 metri totali)

Ad Ascrea troverete

Un piccolo minimarket, un ristorante, un B&B ed un piccolo centro visite inaugurato nel 2018 dove potrete trovare informazioni sui sentieri e sulle guide del parco.